Cinema & Lavoro - Le schede
film: Generazione 1000 euro

Il film lancia guarda ai giovani neolaureati di oggi, precari eterni (bravi ragazzi, generosi, sfruttati, spoliticizzati, secchioni), vittime di una meritocrazia mai rispettata

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Generazione 1000 euro

Neolaureato, trentenne, un grande talento matematico e nessuna speranza: è la storia di Matteo, che sopravvive a stento, dividendo una casa con un amico. Le situazioni però possono anche peggiorare. A lui succede quando la fidanzata lo lascia. Anche perché nel momento stesso è pure sfrattato e rischia di perdere il lavoro. Ma alcuni eventi sono in agguato. Come l'arrivo di una nuova coinquilina, Beatrice, e quello della bella Angelica, che è anche direttore del marketing nell'ufficio dove lavora Matteo. Si tratta di presenze femminili che segnano, nella vita del nostro precario perfetto, dei cambiamenti importanti e che richiederanno delle scelte,  svolte decisive nella sua esistenza.


Il cast del film

  • Regia: Massimo Venier
  • Attori: Alessandro Tiberi - Matteo, Valentina Lodovini - Beatrice, Carolina Crescentini - Angelica, Francesco Mandelli - Francesco, Francesco Brandi - Faustino, Francesca Inaudi - Valentina, Paolo Villaggio - Il Professore, Roberto Citran - Taxista, Lucia Ocone - Impiegata dell'amministrazione, Natalino Balasso - Landolfi
  • Soggetto: Antonio Incorvaia - (testo letterario), Alessandro Rimassa - ( testo letterario ), Massimo Venier, Herbert Simone Paragnani, Federica Pontremoli
  • Sceneggiatura: Massimo Venier, Federica Pontremoli, Fabio Di Iorio - (collaborazione ai dialoghi)
  • Fotografia: Italo Petriccione

Dati tecnici del film

  • Durata: 101 minuti
  • Colore: colore
  • Genere: Commedia
  • Produzione: Andrea e Raffaella Leone per Andrea Leone Films e Rai Cinema In collaborazione con Maurizio Tedesco per Baires Produzioni Srl
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Data di uscita: 24 aprile 2009


Recensioni al film (tratte da www.cinematografo.it):


"Venier si mette al servizio di un cast ben amalgamato di giovani attori sempre più bravi (il protagonista Tiberi si è fatto le spalle nella serie 'Boris', Crescentini si conferma, Valentina Lodovini non smette di crescere) così come la sceneggiatura instradata su binari precisi (e troppo rassicuranti, soprattutto nel finale). Ma piace la descrizione della multinazionale a tempo determinato (come i contratti su cui si fonda e perché sempre a scadenza, in attesa della prossima fusione), il triangolo amoroso è funzionale, i dialoghi a volte regalano semplici e illuminanti verità (il ciao sono Matteo Moretti, un luogo comune iniziale è una dichiarazione d'intenti e un ritratto generazionale). Il precariato spiegato al grande pubblico, con le figurine che conosciamo: la prof idealista, la manager workalkoholic, il genietto laureato inchiodato a una scrivania di un reparto marketing, un jolly sorridente 'perché il nostro piangere fa male al re, al ricco e al cardinale.' Non ci resta che ridere." (Boris Sollazzo su 'Liberazione' del 24 aprile 2009)

"Il film diretto da Massimo Venier e scritto con Federica Pontremoli ha le carte in regola per fare il punto sull'onda della commedia di argomento giovanile ma soprattutto, più in generale, sull'efficacia della commedia alle prese con la società contemporanea. (...) Niente da dire sul ricorso agli stereotipi da commedia, peraltro serviti con spirito e ironia. Quale più quale meno lo fanno tutte le commedie; e mai come in questa stagione ne abbiamo sotto gli occhi tante meritevoli. Più o meno ambiziose, attente, originali, di qualità. (...) Ma perché resta, così spesso, l'impressione di un'eccessiva semplificazione, la sensazione che le commedie - già arma forte del cinema italiano - rincorrono una realtà più complessa senza afferrarla e rappresentarla?."(Paolo D'Agostini su 'la Repubblica' del 24 aprile 2009)

"Che fare? Essere o non essere? Agire o stare fermi? L'antica domanda risuona con echi giovanilistici nel film di Venier che parte dal sociale ma fa tappe forzate nella privacy e nell'instabilità affettiva raggiungendo un tasso di bella, simpatica e calcolata confusione nella seconda parte, concludendo che non ci sono scienze esatte (neppure la matematica insegna il prof. Paolo Villaggio, intonato e malinconico), al massimo c'è la solitudine dei numeri primi come avverte Paolo Giordano. E quindi neppure sui sentimenti si può giurare, specie in una situazione di sicura insicurezza italiana, dove il cinema sta esplorando curioso i malanni della new generation tarpata di speranze: dopo Virzì e 'Fuga dal call center', oggi Venier, con un buon cast (Tiberi, Ludovini, Crescentini, Mandelli) insegna a prenderla con filosofia, a farsi una ragione esistenziale e ci mette qualche scorciatoia comica (buco nel pavimento!) mandando avanti di alcune caselle il nostro cinema che per parlare di giovani non s'incarta nel sentimentalismo coatto delle notti degli esami, ma cerca pur con qualche manierismo la radiografia di un malessere che vale e 940 al mese." (Maurizio Porro su 'Corriere della Sera' del 24 aprile 2009)

"La commedia sentimentale giovanilista, genere ormai unico, e obbligatorio per legge, del nostro cinema commerciale, è brizzolata da una quindicina di situazioni e battute riuscite, buffe e eccentriche- sono in sei tra autori del libro, dialoghisti e sceneggiatori ad averci messo l'ingegno, e si sente che neanche uno di loro è interista - ma è come in una partita di calcio disporre di troppi assist senza mandare mai in rete nessuno. E' il bersaglio che è falso, l'obiettivo mal scelto. Il messaggio che l'abituale regista di Aldo Giovanni e Giacomo (che di feticci, non solo bancari, è esperto, Tsai Ming Liang ringrazierà) lancia ai giovani sfigati di oggi, precari eterni (bravi ragazzi, generosi, sfruttati, spoliticizzati, secchioni: gli altri cosa pretenderanno mai? ), vittime di una meritocrazia mai rispettata, non getta vetriolo come dovrebbe sul qualunquismo ossessivamente d a moda (Raicinema produce)." (Roberto Silvestri su 'Il Manifesto' del 24 aprile 2009)


su questo film:


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Affrontare i grandi temi del lavoro, del sindacato, della partecipazione e della rappresentanza ricorrendo al linguaggio universale del cinema. Con Cinema & Lavoro vogliamo proporre non solo titoli da guardare e gustare, da soli o in compagnia, ma anche offrire spunti di riflessione rinunciando agli schemi della formazione accademica.



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