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Cinema & Lavoro - Le schede
Fuori Campo - Corto: La gabbia 

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La Gabbia, incentrato sul tema della violenza di genere, è un corto che trasferisce in pellicola, adattandolo al linguaggio cinematografico, la pièce teatrale ideata e diretta da Maffeo d'Arcole.

Fuori dal campo visivo

Nel cinema si intende per fuori campo tutto ciò che accade fuori del campo visivo del quadro ma è presente nell'immaginario spazio adiacente. Il fuori campo viene spesso descritto, tramite le tecniche cinematografiche, in maniera che possa essere immaginato e ricreato dalla fantasia dello spettatore. "Fuori Campo" è la rubrica, in seno alla rassegna Cinema&Lavoro tesa a proporre idee, realizzate attraverso la macchina da presa, ove s'intrecciano mondo del lavoro, identità e società.

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MAFFEO D'ARCOLE

La gabbia

La Gabbia, incentrato sul tema della violenza di genere, è un corto che trasferisce in pellicola, adattandolo al linguaggio cinematografico, la pièce teatrale ideata e diretta da Maffeo d'Arcole. Quella stessa rappresentata a Verona, nella cornice di piazza Bra, nel 2019, all'interno della manifestazione dell'8 marzo, tesa a celebrare la Giornata Internazionale della Donna. Si tratta di un'esperienza di teatro sociale a cui hanno preso parte giovani e meno giovani, studenti, lavoratori, pensionati e casalinghe, tutti accomunati dalla sensibilità al tema della violenza di genere. Il loro lavoro si è trasformato in un corto che, nella magia della pellicola, ha trovato ideale elemento di comunicazione nelle scuole, dove è stato proiettato.

Iniziativa in collaborazione con:

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Il soggetto

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La Gabbia, incentrato sul tema della violenza di genere, è un corto che trasferisce in pellicola, adattandolo al linguaggio cinematografico, la pièce teatrale ideata e diretta da Maffeo d'Arcole. Quella stessa rappresentata a Verona, nella cornice di piazza Bra, nel 2019, all'interno della manifestazione dell'8 marzo, tesa a celebrare la Giornata Internazionale della Donna. Si tratta di un'esperienza di teatro sociale a cui hanno preso parte giovani e meno giovani, studenti, lavoratori, pensionati e casalinghe, tutti accomunati dalla sensibilità al tema della violenza di genere. Il loro lavoro si è trasformato in un corto che, nella magia della pellicola, ha trovato ideale elemento di comunicazione nelle scuole, dove è stato proiettato.  La macchina da presa entra nella scena e imprime nella pellicola i momenti salienti della recitazione. Se ne valorizza e cristallizza il messaggio, oltre che le immagini ed i dettagli. Sei le scene ricche di simbologie. A partire dalle otto donne sedute con il volto incappucciato, anime soffocate, prive di difesa. Persone che sono la rappresentazione del "chiunque".

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Una sposa è seduta su un letto. Essa rappresenta le tante violenze che accadono tra le mura domestiche. In piedi, in mezzo alla scena, sono presenti due ragazze, una nell'attesa di un figlio e l'altra intenta a guardare il suo smartphone, totalmente indifferente alla violenza che a breve si consumerà innanzi ai suoi occhi. Tutto ciò per riflettere sui silenzi, sull'omertà che sovente accompagna la violenza, rendendo in tal modo chi tace un complice.

Di forte impatto anche la scena che simula un'aggressione ad una donna da parte di un uomo. Una violenza che troverà conclusione con l'abbandono della preda sul terreno, priva di vita. Ma c'è anche il carro che, trainato da persone di varie estrazioni sociali, testimonia che la violenza interessa tutti. Esso trasporta una gabbia nella quale sono prigioniere alcune donne con il volto coperto da una maschera, anch'esse vittime di abusi. Il carro fende la scena e si ferma a raccogliere il corpo di una donna priva di vita. Diventa in tal modo un'immagine simbolica di speranza e di solidarietà, ma che al tempo stesso rappresenta una ferma condanna per i responsabili.

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Il tema della violenza

Proprio quando sembra che la violenza abbia ormai preso il sopravvento e tutto sia ormai irrimediabilmente perduto, il carro ricomincia la sua marcia, quasi a volerci suggerire che le cose devono, possono cambiare. La ballerina, che danzando, toglie la maschera, offre nuovamente alle donne il volto e la loro dignità. Porta speranza, forza, solidarietà e coraggio a tutte coloro che scelgono di affrontare la violenza subita.

La donna nel finale torna in vita, accompagnata da un coro greco, per recitare un monologo, denunciando in un grido di dolore la violenza subita e rimarcando, ancora una volta, che dalla violenza si può, si deve uscire. Il chiedere aiuto non è un sintomo di debolezza, ma bensì un atto di volontà nel porre fine ai soprusi.

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L'autore

Non è un uomo disposto a scendere a compromessi Maffeo Burati, in arte Maffeo D’Arcole dal nome del paese che gli ha dato i natali nel 1949 e dove ancora vive, nella stessa casa. Come lo definisce l’amico Mario Botta, è un “artista anarchico” che non ama fare i conti con il mercato. Non produce per soddisfare una richiesta, per vedere le sue opere esposte in una prestigiosa galleria e sfilare tra gli artisti in coda per un posto nell’olimpo dei grandi. La sua creatività è espressione di ciò che ha dentro, frutto della ricerca personale, delle ombre e delle visioni che esterna con il colore o nella forma di una scultura o ancora in un progetto. È sua l’installazione Popoli in cammino, esposta a Roma nel 2000 in occasione del Giubileo.Approfondimento: http://www.maffeodarcole.com/

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è un progetto curato da Marco Nundini e Danny Marchi per CISL FP Verona. Per informazioni o contatti su questa iniziativa: cinemaelavoro@cislfpverona.it. Marchi e nomi commerciali citati sono di proprietà delle relative aziende.

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