Nelle 75 strutture per anziani sul territorio veronese, pubbliche e private, . Tanti ne servirebbero «per far uscire il sistema dal costante clima di emergenza in cui versa», avverte Zanini, basandosi Una situazione che vede, per cominciare, i 5.600 posti accreditati dalla Regione perennemente occupati, . Si parla di case di riposo e dell'ormai cronica carenza di personale sanitario, infermieri e operatori socio sanitari (oss), che rende la gestione dei turni un difficilissimo gioco a incastro, sempre più spesso tamponato con professionisti esterni: inviati da cooperative, o freelance con partita Iva. guarda caso sempre sulle spalle di chi lavora, tanto che gestire il piano ferie di chi resta diventa un esercizio puramente teorico, praticamente impossibile.Per dar conto di tale situazione, ad esempio, la Pia Opera Ciccarelli, nella sua Casa Serena, ha un intero piano inutilizzato, che non può aprire per mancanza di personale. «Un'altra struttura ci ha chiamati in preda alla disperazione perché in procinto di perdere, in blocco, 8 oss che avevano vinto il concorso pubblico», confida Zanini. «Subito dopo, è corsa ai ripari aumentando la retribuzione, come incentivo a rimanere. Troppo tardi, però». Una realtà che destabilizza l'intero equilibrio del settore: un infermiere in partita Iva arriva a guadagnare tre volte tanto un collega assunto; è il gioco della domanda e dell'offerta e in più, può porre le proprie condizioni. Per esempio, scegliendo di lavorare solo dal lunedì al venerdì. senza contare che i continui passaggi di mano del lavoro fanno perdere qualità e competenze. Le strutture navigano sempre più a vista. Albanesi, brasiliani, indiani: con veri e propri piani di reclutamento tramite agenzie del lavoro, fatti venire in Italia con la prospettiva di una stabilità professionale e di retribuzioni di tutto rispetto, in confronto ai loro standard. Tuttavia, come avverte la Cisl Funzione Pubblica, pur avendo una formazione in ambito sanitario, molto spesso queste persone non possiedono un titolo di studio equipollente ai nostri; di conseguenza vanno formate, prima che siano in grado di operare efficacemente. Inoltre, aggiunge il sindacato, un ulteriore problema è lo scoglio linguistico. Zanini ricorda anche che «l'ingresso di ogni nuovo paziente in Rsa avviene tramite la Svama, la scheda di valutazione multidimensionale dell'anziano. Il punteggio minimo per agguantare un posto è ormai attorno 85 - una volta era 60 - che corrisponde a un quadro pluripatologico grave. In altre parole, gli anziani ammessi sono sempre più difficili e pesanti da gestire». Questo è uno dei fattori che determina oggi la disaffezione per il lavoro di cura, alla base della drammatica carenza di personale. . un infermiere e un oss con una certa esperienza possono arrivare a guadagnare, rispettivamente, 2mila e 1.800 euro netti al mese: con variazioni anche significative a seconda dei turni ricoperti e dei festivi lavorati. Tuttavia la forbice tra gli stipendi offerti nelle strutture private e quelli nelle strutture pubbliche è molto ampia: fino a 400 euro, a parità di orario, a favore di queste ultime. Di qui una forte migrazione del personale verso le case di riposo pubbliche.



La Cisl Funzione Pubblica, attraverso il Segretario Generale di Verona, Giovanni Zanini, lancia l'allarme. Nelle 75 strutture per anziani sul territorio veronese, pubbliche e private, mancano all'appello almeno 600 tra infermieri e oss. Tanti ne servirebbero «per far uscire il sistema dal costante clima di emergenza in cui versa», avverte Zanini, basandosi sull'osservatorio della Cisl che segue 16 Ipab (parte pubblica del settore), 20 fondazioni e 50 cooperative. Una situazione che vede, per cominciare, i 5.600 posti accreditati dalla Regione perennemente occupati, mentre oltre 1.800 anziani sono oggi in lista d'attesa; e la richiesta continua ad aumentare.
Lo dichiara a chiare lettere anche alla stampa Giovanni Zanini: «questa è un'emergenza che metterà in ginocchio la provincia nei prossimi anni». Si parla di case di riposo e dell'ormai cronica carenza di personale sanitario, infermieri e operatori socio sanitari (oss), che rende la gestione dei turni un difficilissimo gioco a incastro, sempre più spesso tamponato con professionisti esterni: inviati da cooperative, o freelance con partita Iva. Un'emergenza che con l'estate tende sempre a peggiorare, guarda caso sempre sulle spalle di chi lavora, tanto che gestire il piano ferie di chi resta diventa un esercizio puramente teorico, praticamente impossibile.
Per dar conto di tale situazione, ad esempio, la Pia Opera Ciccarelli, nella sua Casa Serena, ha un intero piano inutilizzato, che non può aprire per mancanza di personale. «Un'altra struttura ci ha chiamati in preda alla disperazione perché in procinto di perdere, in blocco, 8 oss che avevano vinto il concorso pubblico», confida Zanini. «Subito dopo, è corsa ai ripari aumentando la retribuzione, come incentivo a rimanere. Troppo tardi, però».
Una realtà che destabilizza l'intero equilibrio del settore: un infermiere in partita Iva arriva a guadagnare tre volte tanto un collega assunto; è il gioco della domanda e dell'offerta e in più, può porre le proprie condizioni. Per esempio, scegliendo di lavorare solo dal lunedì al venerdì. senza contare che i continui passaggi di mano del lavoro fanno perdere qualità e competenze. Le strutture navigano sempre più a vista. Albanesi, brasiliani, indiani: con veri e propri piani di reclutamento tramite agenzie del lavoro, fatti venire in Italia con la prospettiva di una stabilità professionale e di retribuzioni di tutto rispetto, in confronto ai loro standard. Tuttavia, come avverte la Cisl Funzione Pubblica, pur avendo una formazione in ambito sanitario, molto spesso queste persone non possiedono un titolo di studio equipollente ai nostri; di conseguenza vanno formate, prima che siano in grado di operare efficacemente. Inoltre, aggiunge il sindacato, un ulteriore problema è lo scoglio linguistico. Zanini ricorda anche che «l'ingresso di ogni nuovo paziente in Rsa avviene tramite la Svama, la scheda di valutazione multidimensionale dell'anziano. Il punteggio minimo per agguantare un posto è ormai attorno 85 - una volta era 60 - che corrisponde a un quadro pluripatologico grave. In altre parole, gli anziani ammessi sono sempre più difficili e pesanti da gestire». Questo è uno dei fattori che determina oggi la disaffezione per il lavoro di cura, alla base della drammatica carenza di personale. . un infermiere e un oss con una certa esperienza possono arrivare a guadagnare, rispettivamente, 2mila e 1.800 euro netti al mese: con variazioni anche significative a seconda dei turni ricoperti e dei festivi lavorati. Tuttavia la forbice tra gli stipendi offerti nelle strutture private e quelli nelle strutture pubbliche è molto ampia: fino a 400 euro, a parità di orario, a favore di queste ultime. Di qui una forte migrazione del personale verso le case di riposo pubbliche.



Nelle 75 strutture per anziani sul territorio veronese, pubbliche e private, . Tanti ne servirebbero «per far uscire il sistema dal costante clima di emergenza in cui versa», avverte Zanini, basandosi Una situazione che vede, per cominciare, i 5.600 posti accreditati dalla Regione perennemente occupati, . Si parla di case di riposo e dell'ormai cronica carenza di personale sanitario, infermieri e operatori socio sanitari (oss), che rende la gestione dei turni un difficilissimo gioco a incastro, sempre più spesso tamponato con professionisti esterni: inviati da cooperative, o freelance con partita Iva. guarda caso sempre sulle spalle di chi lavora, tanto che gestire il piano ferie di chi resta diventa un esercizio puramente teorico, praticamente impossibile.Per dar conto di tale situazione, ad esempio, la Pia Opera Ciccarelli, nella sua Casa Serena, ha un intero piano inutilizzato, che non può aprire per mancanza di personale. «Un'altra struttura ci ha chiamati in preda alla disperazione perché in procinto di perdere, in blocco, 8 oss che avevano vinto il concorso pubblico», confida Zanini. «Subito dopo, è corsa ai ripari aumentando la retribuzione, come incentivo a rimanere. Troppo tardi, però».
Le Rsa più a corto di forza lavoro sono quindi costrette a esternalizzare parte dei servizi. A reperire professionisti sia attraverso le coop, che rispondono ai bandi delle prime, sia reclutando freelance: l'equivalente dei gettonisti in ospedale. Una realtà che destabilizza l'intero equilibrio del settore: un infermiere in partita Iva arriva a guadagnare tre volte tanto un collega assunto; è il gioco della domanda e dell'offerta e in più, può porre le proprie condizioni. Per esempio, scegliendo di lavorare solo dal lunedì al venerdì. Così i turni più sgraditi, come nel week-end, ricadono solo sui dipendenti. Inevitabili i conflitti interni e un forte malcontento del personale, senza contare che i continui passaggi di mano del lavoro fanno perdere qualità e competenze. Le strutture navigano sempre più a vista.
Si va a cercare personale persino oltre confine, anche extra Ue. Albanesi, brasiliani, indiani: con veri e propri piani di reclutamento tramite agenzie del lavoro, fatti venire in Italia con la prospettiva di una stabilità professionale e di retribuzioni di tutto rispetto, in confronto ai loro standard. Tuttavia, come avverte la Cisl Funzione Pubblica, pur avendo una formazione in ambito sanitario, molto spesso queste persone non possiedono un titolo di studio equipollente ai nostri; di conseguenza vanno formate, prima che siano in grado di operare efficacemente. Inoltre, aggiunge il sindacato, un ulteriore problema è lo scoglio linguistico.
Zanini ricorda anche che «l'ingresso di ogni nuovo paziente in Rsa avviene tramite la Svama, la scheda di valutazione multidimensionale dell'anziano. Il punteggio minimo per agguantare un posto è ormai attorno 85 - una volta era 60 - che corrisponde a un quadro pluripatologico grave. In altre parole, gli anziani ammessi sono sempre più difficili e pesanti da gestire». Questo è uno dei fattori che determina oggi la disaffezione per il lavoro di cura, alla base della drammatica carenza di personale. Sulla carta, il rapporto fra professionisti sanitari e assistiti è di uno a uno: 5.600 anziani nelle case di riposo veronesi, 5.600 infermieri e oss che se ne occupano. Tuttavia, l'intensità di cura necessaria per provvedere a pazienti sempre più gravi è in costante crescita.
L'altro grosso elemento di disaffezione, inutile negarlo, riguarda la sfera economica, nonché la possibilità di crescita professionale assai limitata: un infermiere e un oss con una certa esperienza possono arrivare a guadagnare, rispettivamente, 2mila e 1.800 euro netti al mese: con variazioni anche significative a seconda dei turni ricoperti e dei festivi lavorati. Tuttavia la forbice tra gli stipendi offerti nelle strutture private e quelli nelle strutture pubbliche è molto ampia: fino a 400 euro, a parità di orario, a favore di queste ultime. Di qui una forte migrazione del personale verso le case di riposo pubbliche.



Nelle 75 strutture per anziani sul territorio veronese, pubbliche e private, . Tanti ne servirebbero «per far uscire il sistema dal costante clima di emergenza in cui versa», avverte Zanini, basandosi Una situazione che vede, per cominciare, i 5.600 posti accreditati dalla Regione perennemente occupati, . Si parla di case di riposo e dell'ormai cronica carenza di personale sanitario, infermieri e operatori socio sanitari (oss), che rende la gestione dei turni un difficilissimo gioco a incastro, sempre più spesso tamponato con professionisti esterni: inviati da cooperative, o freelance con partita Iva. guarda caso sempre sulle spalle di chi lavora, tanto che gestire il piano ferie di chi resta diventa un esercizio puramente teorico, praticamente impossibile.Per dar conto di tale situazione, ad esempio, la Pia Opera Ciccarelli, nella sua Casa Serena, ha un intero piano inutilizzato, che non può aprire per mancanza di personale. «Un'altra struttura ci ha chiamati in preda alla disperazione perché in procinto di perdere, in blocco, 8 oss che avevano vinto il concorso pubblico», confida Zanini. «Subito dopo, è corsa ai ripari aumentando la retribuzione, come incentivo a rimanere. Troppo tardi, però». Una realtà che destabilizza l'intero equilibrio del settore: un infermiere in partita Iva arriva a guadagnare tre volte tanto un collega assunto; è il gioco della domanda e dell'offerta e in più, può porre le proprie condizioni. Per esempio, scegliendo di lavorare solo dal lunedì al venerdì. senza contare che i continui passaggi di mano del lavoro fanno perdere qualità e competenze. Le strutture navigano sempre più a vista. Albanesi, brasiliani, indiani: con veri e propri piani di reclutamento tramite agenzie del lavoro, fatti venire in Italia con la prospettiva di una stabilità professionale e di retribuzioni di tutto rispetto, in confronto ai loro standard. Tuttavia, come avverte la Cisl Funzione Pubblica, pur avendo una formazione in ambito sanitario, molto spesso queste persone non possiedono un titolo di studio equipollente ai nostri; di conseguenza vanno formate, prima che siano in grado di operare efficacemente. Inoltre, aggiunge il sindacato, un ulteriore problema è lo scoglio linguistico. Zanini ricorda anche che «l'ingresso di ogni nuovo paziente in Rsa avviene tramite la Svama, la scheda di valutazione multidimensionale dell'anziano. Il punteggio minimo per agguantare un posto è ormai attorno 85 - una volta era 60 - che corrisponde a un quadro pluripatologico grave. In altre parole, gli anziani ammessi sono sempre più difficili e pesanti da gestire». Questo è uno dei fattori che determina oggi la disaffezione per il lavoro di cura, alla base della drammatica carenza di personale. . un infermiere e un oss con una certa esperienza possono arrivare a guadagnare, rispettivamente, 2mila e 1.800 euro netti al mese: con variazioni anche significative a seconda dei turni ricoperti e dei festivi lavorati. Tuttavia la forbice tra gli stipendi offerti nelle strutture private e quelli nelle strutture pubbliche è molto ampia: fino a 400 euro, a parità di orario, a favore di queste ultime. Di qui una forte migrazione del personale verso le case di riposo pubbliche.

