Cinema & Lavoro - Le schede
film: Paul Mick e gli altri - Ken Loach

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ricorrendo al linguaggio universale del cinema

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Paul Mick e gli altri

Siamo nel 1995 e il Regno Unito sta privatizzando le ferrovie pubbliche. Una squadra di ferrovieri di Sheffield accetta un'indennità speciale per accettare di "essere dismessi". Tutti tentano quindi la strada del lavoro occasionale attraverso un'agenzia. L'ottimismo dei primi momenti è però ben presto spaqzzato via dalla realtà, più dura del previsto e che costringe i colleghi a scelte dure. Tutti sono convinti che l'amicizia maturata in anni di lavoro comune sopravviverà e cercano di resistere, ma ben presto opteranno per scelte diverse, a seconda della situazione familiare. Un incidente lungo i binari farà loro comprendere quali compromessi si può finire per accettare pur di non perdere il lavoro, anche mettere a rischio la vita di un amico.


Il cast del film

  • Regia: Ken Loach
  • Attori: Joe Duttine, Tom Craig, Steve Huison, Dean Andrews, Venn Tracey, Sean Glenn, Andy Swallow, Charlie Brown, Juliet Bates, John Aston, Graham Heptinstall, Angela Saville, Clare McSwain, Megan Topham, Abigail Pearson, Charles Armstrong, Nigel Harrison, Charlotte Hukin, Jamie Widowson
  • Soggetto: Rob Dawber
  • Sceneggiatura: Rob Dawber
  • Fotografia: Barry Ackroyd, Mike Eley
  • Musiche: George Fenton
  • Montaggio: Jonathan Morris
  • Scenografia: Martin Johnson
  • Costumi: Theresa Hughes

Dati tecnici del film

  • Durata: 92 minuti
  • Colore: colore
  • Genere: Sociale/ Drammatico
  • Produzione: Parallax Pictures, Road Movies, Tornasol/Alta Films, Channel 4 Tv, Diaphana, Bim, Cineart
  • Distribuzione: BIM
  • Data di uscita: 14 Settembre 2001


Recensioni al film:


"Quale migliore occasione per la Mostra approdata all'ultima spiaggia della gestione di centrosinistra di suggellare con il Leone d'Oro una stagione significativa? Del resto il film è una spanna al di sopra dei migliori visti finora in concorso (...) Però Loach non è soltanto un regista al servizio delle verità sociali, possiede il dono di raccontare con sapienza drammaturgica, umorismo e pietà". (Tullio Kezich dal "Corriere della Sera" del 4 settembre 2001).

"Anche se non è uno dei migliori Loach degli ultimi anni, conserva, intatta, la sincerità e la ruvida tenerezza dell'ultimo regista disposto a mettere in scena le classi lavoratrici. A paragone 'My name is Joe', le parti che riguardano il privato appaiono accessorie, un po' di maniera. Ma il film intende essere soprattutto un manifesto di denuncia raccontato attraverso alcuni casi emblematici e, in ciò, Loach coglie nel segno senza la minima ombra di ambiguità." (Roberto Nepoti da "la Repubblica" del 4 settembre 2001).

"La forza, la sobrietà, il calore di Ken Loach sono ammirevoli, e facendo riflettere, chiarendo il significato di quanto accade, addolora profondamente". (Lietta Tornabuoni da "La Stampa" del 4 settembre 2001).

"Dopo tanto girovagare (il Nicaragua, la Spagna della guerra civile, l'America delle ingiustizie), Loach torna al suo primo amore e ci racconta, con levità e ironia, la vita di un gruppo di addetti alla manutenzione delle ferrovie britanniche al tempo della privatizzazionie. Lotte sindacali e private, compromessi, dilemmi morali. Ken fa da sempre la cosa giusta e siamo felici che non si stanchi di lottare. Ma se provasse a raccontarci un'altra storia"? (Paola Piacenza da "Io Donna" del 8 settembre 2001).

"Nella sua cronaca, piuttosto asciutta, poco emotiva e con qualche spunto umoristico, Loach illustra la 'deregulation' di un gruppo precedentemente omogeneo, cadute e tradimenti sempre in agguato, con una solidarietà che si fiacca e, a poco a poco, accetta dei compromessi. Anche gravi (...) Loach elenca prove di un disagio, constata le conseguenze della svolta. Ci convince razionalmente. Ma poco ci coinvolge. Come se la materia narrativa altre volte partecipata con tensione si fosse in lui come scolorita". (Francesco Bolzoni da "Avvenire" del 4 settembre 2001).

"La sostanza è amara, ma la struttura da commedia è quella del miglior Loach. Gag e battute a cascata, incredulità divertita degli operai, che sulle prime vedono il lato comico della faccenda, conseguenze drammatico-esilaranti sui precari equilibri domestici dei ferrovieri. Con tale dovizia di dettagli e di umanità che il film sembra scritto dai suoi stessi protagonisti". (Fabio Ferzetti da "Il messaggero" del 4 settembre 2001).


su questo film:


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