Cinema & Lavoro - Le schede
film: Il giovane Marx di Raoul Peck

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Il giovane Marx

All'età di 26 anni, Karl Marx, accompagnato dalla moglie Jenny, "intrapprende" la strada dell'esilio. Nel 1844 a Parigi conosce il giovane Friedrich Engels, figlio del proprietario di una grande fabbrica, che studiava la genesi del proletariato inglese. Engels, una sorta di dandy dell'epoca, offre a Marx il tassello mancante del puzzle che oggettiva la sua nuova visione del mondo. I due amici, tra censura e inseguimenti della polizia, rivolte e sollevamenti politici, presiederanno alla nascita del movimento operaio, che fino a quel momento era un fremito disorganizzato ed improvvisato. Un movimento che, suggestionato dai due giovani di buona famiglia, tanto brillanti, quanto insolenti, diverra la più globale trasformazione teoretica e politica del mondo dal Rinascimento.


Il cast del film

  • Regia: Raoul Peck
  • Attori: August Diehl, Stefan Konarske, Vicky Krieps, Hannah Steele, Olivier Gourmet, Alexander Scheer, Michael Brandner, Niels Bruno Schmidt
  • Sceneggiatura: Pascal Bonitzer, Raoul Peck
  • Fotografia: Kolja Brandt
  • Musiche: Alexei Aigui
  • Montaggio: Frédérique Broos
  • Scenografia: Benoît Barouh
  • Costumi: Paule Mangenot

Dati tecnici del film

  • Durata: 110 minuti
  • Colore: colore
  • Genere: Drammatico
  • Produzione:Nicolas Blanc, Raoul Peck, Rémi Grellety, Robert Guédiguian per Agat Films & Cie, Velvet Film, in coproduzione con Benny Drechsel per Rohfilm, Patrick Quinet per Artémis Productions
  • Distribuzione: Wanted in collaborazione con Valmyn
  • Data di uscita: 5 Aprile 2018


Recensioni al film:


Tra i venticinque e i trent'anni Marx elabora e consolida il suo pensiero, denunciando le malefatte del capitalismo e diventando l'ideologo della lotta di classe. In esilio da Berlino, vive tra Parigi Londra e Bruxelles: gli sono accanto la moglie Jenny von Westphalen e Friedrich Engels, figlio in rivolta di un ricco industriale. Assieme scriveranno Il Manifesto del partito comunista, il libro che accompagnerà le lotte operaie. Opera di due cineasti seri (l'autore del premiato documentario l'in Not Your Negro Raoul Peck e Pascal Bonitzer alla sceneggiatura), un biopic onesto, ma un po' troppo pedagogico, dalla regia molto classica. Buona la scelta del cast, anche se un Marx più attempato avrebbe potuto attrarre interpreti di gran fama. In attesa di capire meglio quale sarà il suo pubblico, se ne apprezza l'uscita in tempi - come i nostri - in cui molti predicano la fine delle ideologie politiche. (Roberto Nepoti da "La Repubblica" del 5 aprile 2018 ).

Nell'anno del bicentenario della nascita del filosofo tedesco, Raoul Peck ne racconta la giovinezza, il ruolo rivoluzionario che ebbe nel dibattito politico dell'epoca. Ma non per farne un santino, o per mostrarne il lato scapigliato, e nemmeno per rimettere la filosofia marxiana e la politica marxista al centro del discorso: lo fa per far riecheggiare un messaggio che, oggi, gli e ci appare fondamentale, e che era fondamentale per il giovane Marx. La necessità di tornare a una politica che si appoggi su concrete basi teoriche, che sappia leggere la realtà e strutturarla, per offrire prospettive e fare da trampolino all'azione, che altrimenti è solo riflesso inutile. (Federico Gironi  da Comingsoon.it).

Un film di Raoul Peck, vale a dire un'opera in cui si mescolano insieme e in parti il più possibile uguali degli elementi biografici, intimi, politici, storici. Ora, nel caso dell'oggetto Marx, ognuno di questi aspetti poteva dare luogo ad un'interpretazione, nella misura in cui l'ordine di presentazione è sempre una maniera di esporre un rapporto di causa a effetto: la vita sull'opera, la politica sulla vita, il carattere sulla politica, la teoria su tutto il resto... È chiaro che in un film, e in particolare in un film in costume, è la parte romanzata a prendere il sopravvento. Fin dalla prima sequenza, però Raoul Peck e il suo sceneggiatore Pascal Bonitzer hanno cercato di riequilibrare il tutto mettendo al centro il lavoro teorico, cosa notoriamente non facile da filmare. (...) il racconto della miseria economica in cui versa l'autore del Capitale, permette al regista di togliere al lato dickensiano il ruolo di traino del film. Ma Peck ha voluto evitare di fare un film pedante. Ha cercato di concentrare il pensiero di Marx in un concetto unico che irriga tutto: l'idea del conflitto. (...) In questo sforzo di piegare le regole del biopic ad un esigenza pratico-teorica il film è ammirevole, così come il tentativo di restituire tutti i lati possibili della personalità di Marx: il genio, l'uomo, il suo pensiero, i suoi limiti - e il suo rapporto speciale con Jenny e con Engels. Ma il risultato è un film che decide di scegliere il meno possibile: evita di farsi schiacciare da un materiale potenzialmente infinito, al prezzo di addomesticarne la potenza." (Eugenio Renzi da "Il Manifesto" del 14 febbraio 2017).


su questo film:


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