Cinema & Lavoro - Le schede
film: Roma ore 11 di Giuseppe De Santis

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Roma ore 11

L'offerta di un posto di lavoro come dattilografa pubblicata su un quotidiano attira alcune centinaia di ragazze da tutta Roma. L'attesa dura diverse ore e le ragazze si affollano sulla scala del caseggiato ove si tiene il colloquio. Ad un certo punto, la scala, non resistendo all'insolita pressione, crolla trascinando con sé le ragazze. Molte restano ferite, alcune gravemente, mentre una perde la vita. Lo sfortunato incidente avrà per le singole concorrenti conseguenze diverse. Il film, distribuito nelle sale italiane il 1º marzo 1952, è tra le opere più rappresentative del neorealismo e si basa su un fatto di cronaca avvenuto a Roma nel 1951. Alla pellicola parteciparono anche tre ragazze coinvolte nella tragedia.


Il cast del film

  • Regia: Giuseppe De Santis
  • Attori: Lucia Bosé, Carla Del Poggio, Maria Grazia Francia, Delia Scala, Elena Varzi, Lea Padovani, Raf Vallone, Massimo Girotti, Paolo Stoppa, Armando Francioli, Paola Borboni, Irène Galter, Eva Vanicek, Checco Durante, Alberto Farnese, Mino Argentieri
  • Soggetto: Cesare Zavattini, Basilio Franchina, Giuseppe De Santis, Rodolfo Sonego, Gianni Puccini, Elio Petri - (non accreditato)
  • Sceneggiatura: Cesare Zavattini, Basilio Franchina, Giuseppe De Santis, Rodolfo Sonego, Gianni Puccini, Elio Petri - (non accreditato)
  • Fotografia: Otello Martelli, Roberto Gerardi - (operatore)
  • Musiche: Mario Nascimbene
  • Montaggio: Gabriele Varriale
  • Scenografia: Léon Barsacq
  • Arredamento: Elio Costanzi
  • Costumi: Elio Costanzi
  • Aiuto regia: Elio Petri, Basilio Franchina - (collaboratore)

Dati tecnici del film

  • Durata: 105 minuti
  • Colore: B/N
  • Genere: Sociale/ Drammatico
  • Produzione:Paul Graetz per Transcontinental Film (Roma/Parigi) -Titanus
  • Distribuzione: Titanus
  • Data di uscita: 1952


Recensioni al film:


A Roma, tempo fa (...) crollarono alcune rampe di scale in un caseggiato di Via Savoia, mentre un centinaio di ragazze vi si affollava in cerca di lavoro. A quella sciagura si ispira il film di oggi, realizzato da Giuseppe De Santis con l’intenzione evidente di far nascere dalla contemplazione del semplice fatto di cronaca anche delle decise prese di posizione polemiche. La vicenda, così, è prima di tutto quella collettiva delle varie ragazze che, letto sul giornale l’annuncio economico che fa balenar loro la speranza di un impiego, fanno ressa sulle scale dell’ufficio cui sono chiamate a presentarsi. (Gian Luigi Rondi da "Il Tempo").
 
Il film si rifà a un fatto di cronaca realmente accaduto; ma va oltre la cronaca. Nel rielaborare la realtà, De Santis ha però talvolta forzato la realtà stessa, tanto che si può parlare, come qualcuno ha fatto, di 'più che neorealismo'. Trovandosi di fronte a un materiale così ampio e carico di significati, dovendo tipicizzare un folto numero di figure, questa tipicizzazione e questi significati spesso rimangono nell'ambito dello schematismo critico (...). Malgrado queste limitazioni rimane la qualità sociale dell'opera e non soltanto sociale. 'Roma ore 11' segna un passo avanti di De Santis, un suo progresso spirituale". (Guido Aristarco, da Cinema, n° 82, 15 marzo 1952).

Giuseppe De Santis è, tra i nostri giovani registi, uno dei più interessanti. Poco prima della guerra era un critico cinematografico assai verde, parecchio acuto, e di una severità implacabile. Il suo primo film (Caccia tragica, 1947) fu una bella affermazione, con parecchi episodi robusti, alcuni potenti. Seguì Riso amaro (1949), alquanto ineguale, alquanto insistito, che ebbe all'estero un quasi incredibile successo. Poi fu la volta di Non c'è pace fra gli ulivi (1950), piuttosto di maniera. Era evidente, in quei tre film in diminuendo, una cultura sopratutto cinematografica, abilmente sfruttata; ed era anche evidente un dissidio fra intenzioni sinceramente populiste e assai meno sincere raffinatezze piuttosto pretenziose, che viziavano o limitavano quegli slanci dei quali, fin dal suo esordio, il De Santis si era mostrato capace. (Mario Gromo da "La Stampa").

Giuseppe De Santis è un giovane regista, allevato al neorealismo più ortodosso e canonico, che ha fatto parlare di sé per la serietà quasi feroce del suo impegno, per certa sua abilità tecnica, per una quasi ostinata preparazione. Di risultati felici e persuasivi, dove sia possibile riconoscere che allo sforzo e alla volontà corrisponde la grazia di un talento ispirato e inventivo, forse non ne ha dati: ma la sua carriera non è ancora compromessa. Aspettavamo dunque con una fiduciosa curiosità questa sua ultima fatica. (Mario Luzi da "Sperdute nel buio. 77 critiche cinematografiche").


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